Progetto

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Origini e prospettive

Il progetto PRIN 2020 Fotografia femminista italiana. Politiche identitarie e strategie di genere nasce con l’obiettivo di avviare una prima indagine sistematica sul contributo delle donne alla storia della fotografia in Italia, dalla fine dell’Ottocento agli anni Ottanta del Novecento. La ricerca si propone di ricostruire pratiche e percorsi che hanno segnato la cultura fotografica italiana, muovendo da una prospettiva storica e critica. In questo quadro, la fotografia è affrontata non solo come linguaggio visivo, ma come pratica culturale e spazio di elaborazione identitariaIl progetto si colloca all’incrocio tra storia della fotografia e studi di genere, proponendo una rilettura articolata di autrici, contesti ed immagini che hanno contribuito alla costruzione di immaginari alternativi rispetto alle narrazioni dominanti.

Perché una ricerca sulla fotografia femminista

Nonostante la presenza costante delle donne nella storia della fotografia italiana, il loro contributo è stato a lungo marginalizzato o restituito in forma frammentaria, spesso attraverso studi isolati o letture parziali. La storiografia ha privilegiato narrazioni canoniche e autoriali, lasciando in secondo piano pratiche, contesti e reti che hanno invece avuto un ruolo significativo nella costruzione della cultura visiva del Novecento. Il progetto nasce dalla necessità di affrontare criticamente questa rimozione, assumendo la prospettiva di genere come strumento interpretativo. In questo quadro, la fotografia diventa un campo privilegiato per interrogare i rapporti tra immagini, identità e ruoli sociali, e per restituire visibilità a esperienze e percorsi capaci di ridefinire lo sguardo e le forme della rappresentazione. 

Domande di ricerca e obiettivi

Il progetto si interroga sulle modalità attraverso cui la fotografia ha funzionato, in Italia, come strumento di autorappresentazione, di presa di parola e di rielaborazione critica dell’identità di genere. L’espressione fotografia femminista è qui assunta in senso ampio e non normativo: accanto a pratiche esplicitamente legate ai movimenti femministi, la ricerca prende in considerazione esperienze che, pur non dichiarandosi tali, hanno messo in discussione modelli visivi consolidati e ruoli socialmente codificati. L’obiettivo è restituire la complessità di un campo attraversato da posizioni, linguaggi e strategie differenti, superando una lettura esclusivamente autoriale o militante. In questo senso, la fotografia emerge come spazio di sperimentazione formale e di negoziazione simbolica. 

Metodologia, fonti e mappatura

La ricerca si è sviluppata attraverso un approccio storico-critico e interdisciplinare, orientato alla costruzione di una mappatura nazionale delle pratiche fotografiche femministe in Italia e dei contesti che ne hanno favorito la produzione, la circolazione e la ricezione. Il progetto ha adottato un metodo collaborativo, coinvolgendo soggetti attivi nel campo della conservazione e della promozione culturale, con l’obiettivo di contribuire alla tutela e alla valorizzazione delle forme di visibilità occupate dalle donne nella fotografia italiana. 

La mappatura si è avvalsa del contributo di una rete articolata di partner, tra cui associazioni e fondazioni, biblioteche, archivi e musei, nonché soggetti privati, come artiste e fotografe, collezioniste e collezionisti, studiose e studiosi, gallerie e studi fotografici. Tra le principali istituzioni partner, presso i cui archivi sono state condotte le attività di ricerca, figurano il CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione, la Fondazione Alinari per la Fotografia, il MUFOCO – Museo di Fotografia ContemporaneaArchivia – Casa Internazionale delle Donne e la Biblioteca Italiana delle Donne di Bologna. 

In conformità con gli obiettivi del progetto, le unità di ricerca hanno analizzato un ampio corpus di materiali, tra cui: 

  • serie, collezioni e fondi fotografici riconducibili a pratiche femministe o a riflessioni sulla condizione della donna nel proprio contesto storico e sociale; 
  • scrapbook, album e fotolibri come forme di autorappresentazione e riflessione identitaria; 
  • riviste e periodici di settore; 
  • documentazione fotografica relativa a mostre, rassegne e festival; 
  • materiali grafici e documentari prodotti in relazione ad eventi e iniziative dedicate alla fotografia femminista; 
  • cataloghi di mostre e saggi critici attestanti la ricezione del lavoro delle fotografe. 

Un approfondimento sul gruppo di ricerca e sulle collaborazioni è disponibile nella sezione Chi siamo. 

Strumenti digitali e ambienti di ricerca

Il portale rappresenta uno degli esiti centrali del progetto e ne riflette l’impostazione critica. La restituzione digitale non è concepita come semplice archivio dei materiali raccolti, ma come ambiente di ricerca e di consultazionein grado di mettere in relazione immagini, testi e dati secondo percorsi molteplici e non lineari. Attraverso repository dedicati ed esperienze digitali interattive, il progetto propone modalità di accesso che valorizzano la complessità delle pratiche fotografiche analizzate, favorendo una fruizione attenta ai contesti di produzione e circolazione delle immagini. 

All’interno del portale, specifici percorsi tematici approfondiscono i risultati della ricerca attraverso narrazioni multimediali e forme di sperimentazione curatoriale. L’integrazione di ambienti digitali immersivi amplia le possibilità di esplorazione, invitando l’utente a confrontarsi in modo attivo con i materiali e con le dinamiche espositive. In questo senso, il digitale si configura come uno strumento di mediazione critica tra ricerca scientifica e pubblico. 

Un approfondimento dedicato a questi contenuti è disponibile nella sezione Esperienze multimediali. 

Risultati e prospettive

Il progetto Fotografia femminista italiana contribuisce a ridefinire il campo degli studi sulla fotografia in Italia, mettendo in discussione narrazioni consolidate e aprendo a nuove prospettive interpretative. Attraverso la ricostruzione di pratiche, contesti e genealogie spesso rimaste ai margini, la ricerca restituisce visibilità a esperienze che hanno inciso in modo significativo sulla cultura visiva del Novecento. Il portale si configura così come uno spazio aperto, pensato per favorire ulteriori approfondimenti e per stimolare un dialogo continuo tra ricerca storica, archivi e pubblico, mantenendo viva la dimensione critica che ha guidato l’intero progetto.